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Ecco la sposa

Giorgio si specchia nelle scarpe appena lucidate. 

Ci vede perfino la cravatta che non mette mai perché non sarebbe lui. 

Ma per per l'occasione qualche strappo alla regola si può fare. 

Quindi sì, anche quell'accessorio, anche le scarpe lucide, anche l'autista... sperando che non faccia danni alla macchina quasi nuova!

Non è un giorno come gli altri, anche se i suoi occhi chiari non lasciano trapelare indiscrezioni sentimentali. Lui è sempre lui, come sempre. Se non fosse per le scarpe, la cravatta e l'autista giù ad aspettare,nessuno si accorgerebbe di nulla.

 

Teresa è davanti allo specchio da un'ora. Forse due. Non l'avranno vinta i ciuffi ribelli. Anche loro devono mettersi in riga per l'evento. L'abito è pronto. Sulla sedia. Adagiato perché non prenda brutte pieghe... ci mancherebbe solo quello! Sua sorella si affanna con pettine e phone forcine: dai che ce la facciamo.

-       Ma ci entro li dentro? Con questi fianchi...

-       Certo che ci entri. L'hai provato ieri e ti andava benissimo.

-       Non so. Non vorrei poi che mi tirasse...

-       Macché tirare e tirare. Sei uno splendore.

-       Tutta bianca, così...

-       Bianca! Sei uno splendore, Teresina!

 

Per don Giuliano questa è la seconda messa della domenica. 

È abituato alle maratone liturgiche. “Di corsa ma senza fretta” è il segreto che confida a chi gli chiede: “ma come fai?”. 

La celebrazione è di quelle speciali e per l'occasione non ha lesinato sui fiori, ha acceso tutte le luci, si è raccomandato che i banchi fossero incerati come specchi.

“E voi del coro non fate scherzi. Ci dovete essere tutti”. Sono le undici meno un quarto e già in chiesa si fatica a trovare posto.

 

Giorgio è sceso sul sagrato, facendo attenzione a non sporcarsi i pantaloni “sennò poi chi la sente!”. Aspetta Teresa col cuore in gola. E si strofina le mani per far passare il tempo più in fretta. Non sarà in ritardo, no.

Ed eccola che arriva anche lei. Ma dall'auto scendono prima quattro musetti svegli, biondi e un po' chiassosi. Giorgio cerca solo lei. Che illumina la piazza con un sorriso.

“Ecco la mia sposa”. Le tende la mano. Senza dire nulla. La musica solenne dell'organo li accompagna fino al loro posto. Accanto ad altre copie. Ma per loro sono cinquanta. Un numero da grandi occasioni. Cinquant'anni da sposi. Tutto diverso e tutto uguale. Nelle scarpe lucide Giorgio si vede piangere. Teresa sorride e si mette in braccio la piccola Chiara. E pazienza se il vestito si stropiccia.

“Nonna ti sposi di nuovo?” domanda la piccola.

“No, Chiara. Questo non è un nuovo matrimonio, ma è un matrimonio che non smette di essere nuovo”.

“Oggi, nella nostra parrocchia, ricordiamo gli anniversari...”. La voce di don Giuliano fa tacere la marcia dell'organo, fa stringere mani, fa incrociare sguardi.

Con il pranzo, però, sarà meglio andarci piano...

Patrizio Righero



Pubblicato il 5/6/2015 alle 7.24 nella rubrica Racconti.

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