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Il lavoro è una cosa seria

Questi anni di crisi pesano. Sempre dipiù. Perché picchiano duro sulle fasce più deboli. Sulle famiglie. Sui giovani.Il lavoro manca per tanti e per tanti motivi. E la ricorrenza del 1 maggio haevidenziato ulteriormente la gravità della situazione.

A voler proprio scavare sul fondo, sipuò cogliere forse un unico aspetto positivo: quello di aver recuperato, almenoda parte di qualcuno, una certa dimensione etica.

Il lavoro, inteso come “posto” doveparcheggiare il proprio peso corporeo a fronte di consistente e irremovibilestipendio, non è più cosa accettabile. Se fino a qualche anno fa si potevaanche far finta di niente, ora ignorare situazioni del genere implica cattivafede. Dirigenti, direttori e presidenti scaldasedie e inccassassegni non sonopiù graditi. Ma nemmeno collettini bianchi o tute blu perdigiorno, insuperabilinell’arte dell’imboscamento e della mutua facile.

Perché il lavoro è una cosa seria. Daprendere seriamente. Da svolgere seriamente. Perché il lavoro è responsabilitàverso gli altri. Verso il proprio paese. E anche verso la propria azienda,pubblica o privata che sia.

Chi un lavoro e uno stipendio ce l’ha,oggi – soprattutto oggi – non può ignorare questa dimensione sociale.

Almeno per rispetto a chi un lavoro – edi conseguenza un dignitoso stipendio – non ce l’ha.

 

Pubblicato il 13/5/2014 alle 7.8 nella rubrica Diario.

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